Ven. Feb 13th, 2026

La battaglia di Bitonto (1734), tra fonti e carteggi militari: conversazione con il professor Nicola Pice

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La battaglia di Bitonto del 25 maggio 1734 rappresentò uno snodo decisivo della guerra di successione polacca, sancendo la definitiva affermazione borbonica nel Mezzogiorno e aprendo la strada alla nascita del Regno di Napoli sotto Carlo di Borbone. Nell’ambito di un più ampio percorso di approfondimento storico avviato grazie alla collaborazione e alla disponibilità del Centro Studi e Ricerche su Arte e Storia di Bitonto, abbiamo intervistato alcuni dei suoi studiosi. L’intervista che segue è dedicata al tema delle fonti documentali e dei carteggi militari nella ricostruzione della battaglia ed è stata condotta con il professor Nicola Pice, membro del Centro.

Professore, quando uno storico affronta la battaglia di Bitonto, qual è l’insieme delle fonti realmente disponibili per ricostruire l’evento? Mi riferisco alle tipologie documentarie fondamentali, come le relazioni militari, i documenti amministrativi e le fonti locali, e ai limiti strutturali che esse presentano già in partenza.
Ci sono relazioni militari, tra cui le carte settecentesche del duca di Montemar, che fu alla testa degli spagnoli sbarcati in Italia durante la guerra di successione polacca, i quali andarono alla conquista di Napoli nel 1734, fino alla conquista definitiva anche della Sicilia con la presa di Trapani, ultima roccaforte austriaca a cadere nel giugno 1735. Montemar fu la mente della resistenza in varie zone del Regno. Le carte Montemar sono pertanto di straordinaria importanza militare per la nascita del Regno delle Due Sicilie. Vi sono poi relazioni di storici, oltre alle fonti locali fondate soprattutto su una tradizione orale.

Tra queste fonti, le relazioni militari coeve occupano una posizione centrale, ma sono testi prodotti all’interno di una precisa strategia politica e comunicativa. Quali criteri utilizza lo storico per leggerle criticamente e per separare l’informazione utile alla ricostruzione dei fatti dalla retorica celebrativa propria del racconto di vittoria?
La recente mostra virtuale Le Carte Montemar all’Archivio di Stato di Napoli consente di apprezzare, tra l’altro, cartografie di straordinaria importanza militare per la nascita del Regno delle Due Sicilie. Si tratta di una documentazione eseguita da topografi e cartografi facenti parte dell’esercito spagnolo, sceso in Italia per accompagnare il sedicenne don Carlo a prendere possesso del Ducato di Parma e Piacenza in nome dell’eredità Farnese e nondimeno a riconquistare il vecchio possedimento perduto in seguito alla guerra di successione spagnola. Le carte provengono dal fondo voluto da don José Carrillo de Albornoz, duca di Montemar, capitano generale dell’esercito di Carlo di Borbone e vincitore della battaglia campale di Bitonto. Tra queste carte, molto interessanti sono due immagini inserite in questa raccolta di mappe, disegni e relazioni che riguardano la città di Bitonto.
La prima è molto incisiva sia per le mura che la racchiudono, anche se non è disegnato l’abitato, lasciando emergere solo il torrione circolare, la piccola torre di Sant’Agostino e il procedere sghembo delle mura lungo il tracciato di quella che poi, a fine Ottocento, sarà via De Ilderis, sia per la perfetta fotografia del territorio quanto alle campagne ampiamente coltivate e alla presenza di numerose masserie fortificate atte a una estrema difesa. L’area, al fine di stabilire la tecnica di schieramento delle truppe, appare capillarmente disegnata con tutta la raggiera di strade che partono dai centri abitati per l’uso agricolo dei territori. La seconda mappa mostra lo schema degli attendamenti prima della battaglia. La mappa, disegnata dall’ingegnere Emanuele De Giovine, pone in alto una visione assonometrica della città, questa volta con i suoi monumenti e le sue case, riporta il fitto reticolo viario della campagna e l’analitico schieramento delle forze in campo sia spagnole sia austriache, raggruppate queste ultime nelle vicinanze delle lettere D, E, F e presso i conventi di San Leone (G), Sant’Antonio (H), nella città di Bitonto (I) e nella zona fortificata (K). La Battaglia di Bitonto nella pittura trova poi una rappresentazione significativa in Giovanni Luigi Rocco (1690–1760), famoso pittore di battaglie, attivo a Napoli e presumibilmente in Spagna e in altri paesi europei, che nel 1750 realizza un mirabile dipinto caratterizzato da una armonica impostazione e da un taglio espositivo immerso in un’ambientazione paesaggistica. Le figure dei combattenti e gli opposti schieramenti emergono in misurata contrapposizione.
L’opera è oggi esposta nel Museo Nazionale dell’Esercito nell’Alcázar di Toledo. In chiave del tutto diversa, nel 1990 Matteo Masiello realizza una Battaglia di Bitonto come scontro metafisico sul limite tra essere e divenire, ordine e caos, stabilità e caducità: un olio su tela oggi esposto nella sala consiliare del Comune. Una figurazione immaginifica si fa accorato racconto, sospeso nel tempo, che prende corpo con la fisicità delle figure e dei colori smaltati in forte contrasto. In posa malinconica decisamente dechirichiana il suo autore con lo sguardo straniante, immerso in una dimensione di solitudine silenziosa, interroga la storia come per voler cogliere il senso del tempo. Il tempo come eterno divenire. Il tempo come memoria. Il tempo come paradigma di una finitezza, che spesso comporta una riflessione sulla morte, che non cessa di essere una riflessione sull’uomo.

Nel caso di Bitonto, la documentazione non proviene da un solo orizzonte politico, ma da contesti diversi – borbonico, imperiale e locale. In che modo il confronto tra queste tradizioni documentarie consente di correggere o problematizzare il racconto ufficiale e quali difficoltà metodologiche comporta il lavoro comparativo tra archivi e linguaggi differenti?
Facciamo un esempio pratico: quanto di nuovo si può ricavare dalle carte di Montemar? Passiamo in rassegna qualche foglio.
Una prima affrettata descrizione della vittoria di Bitonto è nella lettera di Montemar del 25 maggio 1734: “he atacado à los enemigos en Bitonto en numero de siete mill infantes y dos mill y quatrocientos cavallos, en un campo que naturaleza no lo podia dar mas fuerte, y tan difficil… Fue preciso traer gastadores à las cavezas de las colunas, y emplearlos à cada tiro de pistola”. Tuttavia aggiungeva: “al presente non tengo tiempo que para decir à V. E. que he ocupado su campo con suas tiendas; que se a puesto en fuga precipitada toda su cavalleria; que le sigue la de S. M.…; que han quedado muchos muertos en el campo; que al presente ay 1400 prisioneros” (AS NA, Carte Montemar, vol. 19, disp. n. 494, Bitonto, 25 mag. 1734).
“Ho attaccato i nemici a Bitonto in numero di settemila fanti e duemilaquattrocento cavalli, in un campo che la natura non poteva dare più forte, e così difficile… Bisognava portare i guastatori alle testate delle colonne e impiegarli ad ogni tiro di pistola. Soffrendo non piccoli disagi, giunto in prossimità dei nemici li ho attaccati. Erano in numero di settemila fanti e 2400 cavalieri, in un campo che la natura non poteva dargli più forte e così difficile. Si rese necessario portare i guastatori in testa alle colonne e usarli ad ogni colpo di pistola. La cavalleria nemica è fuggita precipitosamente, ci sono stati molti morti nel campo e attualmente ci sono 1.400 prigionieri ed ho occupato il loro campo con le loro tende. La vittoria è stata così completa che, perché il Principe di Belmonte rendesse conto della sua sventura alla Corte di Vienna, si è reso necessario dargli un ufficiale dei prigionieri”.
“Per ora ho solo il tempo di dire a Vostra Eccellenza che ho occupato il vostro campo con le vostre tende; che tutta la sua cavalleria si è messa in fuga precipitosa; a cui segue quello di S. M.…; che molti sono rimasti morti nelle campagne; che attualmente ci sono 1400 prigionieri”. La relazione ufficiale inviata da Montemar alla corte di Madrid è trascritta in GAY, p. 220-225; cfr. pure SENATORE, p. 125-127, e MASSUET, p. 95-101.
Su Montemar e sulla sua vittoria di Bitonto non mancarono i commenti malevoli: “A vrai dire, la conquète de ce royaume n’a pas coûté beaucoup de peine aux Espagnols. Montemar a acquis à bon marché sa réputation et son titre, puisque sa victoire de Bitonto ne fut autre chose que la rencontre de quelques troupes allemandes qui abandonnaient le royaume de Naples, selon l’ordres qu’elles en avaient reçu de l’empereur; cependant cette victoire l’a fait regarder en France et en Espagne comme un grand homme de guerre, tandis que je ne vois que ceux qui l’ont connu en Italie soient fort prévenus de son mérite. Entre nous, il passe ici pour un homme qui n’a pas grand tête”, scriveva cinque anni dopo il presidente De Brosses (I, p. 276).
“A dire il vero, la conquista di questo regno non è costata alcuna pena agli Spagnoli. Montemar ha acquistato a buon mercato la sua reputazione e il suo titolo, visto che la sua vittoria non è stato altro se non lo scontro di alcune truppe austriache che hanno rinunciato al regno di Napoli, in base all’ordine ricevuto dall’imperatore, mentre questa vittoria l’ha fatto considerare in Francia e in Spagna come un grande uomo di guerra, mentre vedo che quelli che lo conoscevano in Italia non siano molto sicuri del suo merito. Detto tra noi, qui passa per un uomo che non ha la testa grossa”.
Fue mi primer cuidado antes de partir y poner en marcha las tropas, dexar en su capital al señor Rey don Carlos, tomados sus castillos de sus puertos y bloqueadas la numerosa guarnicion de Capua y la de Gaeta”.
Fu la mia prima cura, prima di partire e mettere in moto le truppe, lasciare il Signore Re Don Carlos nella sua capitale, prendendo i suoi castelli nei suoi porti e bloccando la numerosa guarnigione di Capua e quella di Gaeta.
Sufriendo incomodidades no pequeñas, llegué à la vecinidad de los enemigos”.
Patendo non piccoli disagi, arrivai in prossimità dei nemici.
Salieron de Bary y se portaron en Bitonto, nuebe millas acia mi, en un terreno ventaxoso, de poca proporcion para la cavalleria y muy defensable”.
Lasciarono Bari e si stabilirono a Bitonto, a nove miglia da me, in un terreno vantaggioso, poco adatto alla cavalleria e molto difendibile.

Accanto alle fonti scritte, la battaglia ha lasciato tracce materiali e monumentali, come epigrafi e segni urbanistici celebrativi. Qual è il valore storico di queste fonti e in che misura esse aiutano a comprendere l’evento militare, piuttosto che il modo in cui il potere ha voluto fissarne la memoria?
La memoria della battaglia si affida ad un obelisco che sorge in piazza XXVI Maggio a Bitonto, che ha inciso quattro iscrizioni latine, che si vogliono dettate dal Mazzocchi per incarico del Tanucci, ovvero dallo stesso ministro di re Carlo. Questo dice che le iscrizioni devono rispondere ad un preciso intento politico, oltre a voler commemorare la vittoria borbonica e la sconfitta asburgica, come “GERMANORUM MILITIUM / HIC / JUSTO NUMERO CERTANTIUM / HISPANICA VIRTUS / PARTEM MINIMAM TRUCIDAVIT” (“Delle truppe tedesche qui combattenti, la virtù spagnola ne uccise una minima parte, le altre le catturò [e] liberò”) e la data “MDCCXXXIV” (1734).
Sul fianco sud l’iscrizione celebra Carlo come ‘fondatore dell’italica libertà’: “CAROLO / HISPANIURUM INFANTI / NEAPOLITANORUM ET SICULORUM REGI / PARMENSIUM PLACENTINORUM CASTRENSIUM DUCI / MAGNO AETRUSCORUM PRINCIPI / QUOD HISPANICI EXERCITUS IMPERATOR / GERMANOS DELEVERIT / ITALICAM LIBERTATEM FUNDAVERIT / APPULI CALABRIQUE SIGNUM / EXTULERUNT”, ovvero “A Carlo / Infante di Spagna / dei Napolitani e dei Siciliani Re / dei Parmensi dei Piacentini dei Castrensi Duce / degli Etruschi Gran Principe / perché dell’esercito spagnolo Capo Supremo / i Tedeschi annientò / e l’italica libertà fondò / i Pugliesi e i Calabresi la bandiera / alzarono”.
Sul fianco nord si trova una lapide dedicata all’esercito imperiale con l’iscrizione “GERMANORUM MILITIUM / HIC / JUSTO NUMERO CERTANTIUM / HISPANICA VIRTUS / PARTEM MINIMAM TRUCIDAVIT / RELIQUOS FORTITER CAPTOS SERVAVIT / REI GESTAE NUNTIUM EX CAPTIVIS / AD GERMANIAE REGEM / HUMANITER ABLEGAVIT / ANNO SALUTIS MDCCXXXIV”, ovvero “Dei soldati tedeschi / qui / in numero adeguato combattenti / il valore spagnolo / una parte minima uccise / gli altri valorosamente fece prigionieri / il messaggero dell’accaduto dai prigionieri / al Re di Germania / umanamente lasciò andare / nell’anno della salute 1734”.
Sul fianco nord c’è l’iscrizione dedicata a Filippo V e inneggia all’accoglienza gioiosa del regno borbonico da parte dei popoli: “PHILIPPO V / HISPAN. INDIAR. SICILIAE UTRIUSQUE / REGI / POTENTISSIMO PIO FELICI / QUOD AFRIS DOMITIS / NEAPOLETANUM REGNUM / DEVICTIS JUSTO BELLO GERMANIS / RECEPERIT / ET CAROLO FILIO OPTIMO / ITALICIS PRIDEM DITIONIBUS AUCTO / ADSIGNAVERIT / MONUMENTUM VICTORIAE / PONI LAETANTES / POPULI VOLUERUNT”, ovvero “A Filippo V / delle Spagne delle Indie dell’una e dell’altra Sicilia / Re / potentissimo pio felice / perché assoggettati gli Africani / il Regno Napolitano / ai Tedeschi vinti con giusta guerra / ha ripreso / ed a Carlo figlio ottimo / da tempo più grande per gli aggiunti possedimenti italiani / ha assegnato / un monumento alla vittoria / si ponesse i giubilanti / popoli vollero”.
Sul fianco est l’ultima è dedicata al generale Carrillo, conte di Montemar, comandante le truppe borboniche: “IOSEPHO CARRILLO / COMITI MONTEMAR / QUOD / EIUS OPERA DUCTU CONSILIO / HISPANI GERMANORUM CUNCTA SUBEGERINT / VIII KAL. JUNI A.S. MDCCXXXIV / REGIS JUSSU HONOS HABITUS”, ovvero “A Giuseppe Carrillo / Conte di Montemar / perché / per opera guida consiglio di Lui / gli Spagnoli tutte le cose dei Tedeschi sottomisero / il 25 maggio dell’anno della salute 1734 / Onore avuto per comando del Re”.
Fu progettato e fatto costruire tra gli ulivi del campo di battaglia dal generale Giuseppe Carrillo, e vi lavorarono l’ingegnere del Genio Giuseppe Medrano, il tenente colonnello Francesco Rorro e l’ingegnere Gioacchin Magliano. Le decorazioni sono varie: vi compaiono maschere, scudi, elmi, corazze, bandiere, palle di cannone. L’obelisco è sormontato da un capitello modellato ad arme dei Borbone, con una imponente corona reale.
Non si può non fare una riflessione di natura storico-politica: l’Italia è libera dall’influenza austriaca e, protetta dalla Spagna borbonica, con i suoi antichi stati, può tornare a prosperare nel secolare rapporto con la Monarchia Cattolica. Insomma, il vincitore consacra la memoria di sé.

Un tema delicato riguarda il rapporto tra documentazione storica e tradizione cittadina, comprese le narrazioni di carattere religioso o miracoloso sviluppatesi nel tempo. Dal punto di vista delle fonti, come si collocano questi racconti?
Le narrazioni del miracolo vanno intese come indicatori della ricezione e della rielaborazione dell’evento bellico. Un popolo disperso e senza nome, che vede la propria terra essere teatro dello scontro tra Austriaci e Spagnoli e che avverte forte la paura di una distruzione e di un saccheggio, si vede “salvato” dalla Vergine Maria, nei confronti della quale già da tempo si era prodotta una devozione grandissima, al fine di ottenere un particolare servizio di protezione e di aiuto nei vari momenti difficili e per fatti non solo individuali, quanto comunitari. Il miracolo del 1734 si inserisce in questa visione lunga della Vergine, avvertita come presenza costante e ancora di salvezza. Il Capitolo Cattedrale concorse non poco a diffondere il convincimento del miracolo.

Alla luce delle fonti oggi disponibili, quali aspetti della battaglia di Bitonto possono essere considerati solidamente ricostruiti e quali restano ancora aperti all’interpretazione storica?
Un approfondimento delle carte di Montemar e delle Lettere resta necessario. Le notizie fornite da Carlo di prima mano riguardano soprattutto la politica estera e la guerra, che all’epoca costituivano materia d’elezione per un sovrano. I campi di interesse che le Lettere offrono sono molteplici e lasciano ancora margini per ulteriori letture e indagini.

di Domenico Birardi

Cofondatore di Meta Sud, studia giurisprudenza ed economia degli enti sportivi. Si occupa di enti non-profit. Per la rivista e sul canale YouTube cura la divulgazione di temi legati al diritto e alla politica nazionale e internazionale.

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