Una penna si sveglia a mezzogiorno tutta scazzata, reduce da una notte insonne, e decide che è il momento di deformare la realtà che la circonda. È una penna che non vuol sentir ragioni, dice le cose che non puoi dire davanti a tutti.
Quadretti ospita ciò che le passa per la testa, anzi soprattutto per lo stomaco. In questa rubrica si sorriderà, si storcerà il naso, si lavorerà d’immaginazione. Tutto questo in letture che vi ruberanno sì e no un paio di minuti. Pronti?
Si sfrega le mani screpolate che hanno lavato tanti piatti e mi chiede se gradisco del tè, è un tè buono, bio, non quelle schifezze che trovi nei supermercati, questo lo ha portato l’amica Giovanna direttamente da Shangai, ci è andata in occasione del pensionamento di suo marito, si sono fatti un regalo. Vorrei dirle che fossero anche foglie raccolte da lei stessa dalla terra cinese, il tè non mi piace, vorrei un caffè, un caffè nella moka, di una qualsiasi marca commerciale tra quelle che trovi proprio in tutti i supermercati, non occorre volare in Brasile, davvero. Però è la mamma di Ari, che non mi vede e non mi parla da quando eravamo in quinta elementare, e ora mi ritrova così, con due tatuaggi, quattro buchi sull’orecchio destro, caffeinomane, amante del vino rosso e stand-up comedian emergente. Beviamoci questo tè. Fa schifo, sa dell’integratore che prendo per l’insonnia. Più amaro del 2008. Lucia, come state? Vi trovo bene. Eh, si lavora, siamo sempre a lavoro e lavoriamo anziché prenderci le ferie! Siamo stanchi, sempre di corsa, sai. Entra in cucina con i suoi baffi fallocratici, le scartoffie in una mano e nell’altra altre scartoffie, si ferma sulla porta e pronuncia il mio nome, in un sorriso di circostanza più falso della donazione di Costantino. Ricambio il sorriso socchiudendo gli occhi e pronunciando a mia volta il suo nome. Quanto tempo è passato! Ma quanti anni hai adesso? Giorgio, ma che domande fai, è coetanea di Arianna, andavano in classe insieme! Oh giusto, giusto, scusami, è che dopo una lunga giornata di lavoro sono fuso, potrei dire fesserie. (In realtà, le hai già dette). Cara, torniamo a noi, mi dicevi (in realtà non dicevo proprio niente) che frequenti l’università. Sì sì, esattamente! Che cosa studi di bello? Ingegneria. Le si illuminano gli occhi. E Giorgio si volta verso di me, un po’ troppo stupito. Per la precisione, ingegneria bioinformatica dei nanosistemi meccanici e metallurgici. Faccio finta di sorseggiare il tè. Wow, questa non l’avevamo mai sentita, vero, Giorgio? No, sarà una nuova branca. E sarà parecchio tosta, eh? Beh, sì, devo dire che è piuttosto impegnativa. In tutta onestà, Lucia, io non credo che l’offerta formativa odierna proponga facoltà universitarie simili, insomma intendo di tal calibro. Sia tacciata di tracotanza, ma – ecco – mi azzarderei – forse sbilanciandomi – ad asserire che questo percorso di studi sia tra i pochi che più si addice tanto agli stacanovisti quanto ai lungimiranti, sai, l’occhio dev’essere sempre puntato a una professione remunerativa, a una posizione stabile. Scusami se ti interrompo ma non posso farlo a meno di notarlo, Giorgio sarà d’accordo con me, insomma sarà che non ti sento parlare da tanto tempo ma come ti esprimi bene! Mi rincuora sapere che una futura ingegnera sfaterà il luogo comune di certi professionisti poco attenti all’italiano, non è vero, Giorgio? Sai, si sentono tante di quelle gaffe, a dir poco imbarazzanti…eh, Giorgio? Giorgio scrolla Facebook e con gli occhi sullo schermo certamente, Lucia, concordo con te! Sorrido di gusto. È proprio così, Lucia, infatti io studio Lettere, ti stavo prendendo per il culo.

