Una penna si sveglia a mezzogiorno tutta scazzata, reduce da una notte insonne, e decide che è il momento di deformare la realtà che la circonda. È una penna che non vuol sentir ragioni, dice le cose che non puoi dire davanti a tutti.
Quadretti ospita ciò che le passa per la testa, anzi soprattutto per lo stomaco. In questa rubrica si sorriderà, si storcerà il naso, si lavorerà d’immaginazione. Tutto questo in letture che vi ruberanno sì e no un paio di minuti. Pronti?
La scrittura è quando ti scappa la pipì. Quelli che non sanno scrivere diranno che è il furor bacchico, la canna, la musa, il vino. La scrittura è proprio quando sei per strada e all’improvviso senti che qualcosa vuole uscire e inizia a spingere. Che fastidio. Vorresti solo entrare nel primo bar e liberarti. Qualcuno non ci riesce e deve per forza rientrare per farlo a casa sua. Le parole aspettano e mentre aspettano fanno dei giri in tutto l’apparato digerente e le senti gorgogliare da ogni parte. Dieci anni fa mi sarei tacciata di volgarità, ero una piccola pudica principessa impregnata di raffinati ideali manierismi di principesse a modo, che si sanno comportare nell’alta società ovvero con gli adulti del mondo. Sogni di leggiadria, nuvole di grazia, arrossivo, quanto arrossivo, le gote avvampavano. Non arrossisco più. Dissacrare: godo. Spalo la merda con tutte le mie forze, guardo in faccia l’orco più cattivo per dirgli: sei grottesco. Ti prendo in giro a testa alta, al di sotto del mio metro e sessanta ti dico: mefitico increscioso purulento orco, io mi faccio beffe di te. Non ti permetto di entrare, il mio castello è una bettola ma l’ho costruita io con le mie mani magiche. Io. E indosso i miei abiti più sfarzosi, più luccicanti, che ti lasciano esterrefatto. Sono le mie parole. Io ti dico: non ho paura perché sono più orco di te. E il pudore non mi serve a niente. Guardami, tolgo tutto, ma ti mostro solo ciò che voglio mostrarti. Sei sotto scacco perché sono sfacciata, disinibita, il mio unico filtro è l’autotutela. Per il resto, ti trucido senza pietà. E fammelo, un sorriso. Ora se non ti dispiace vado a pisciare. È pronto il mio primo romanzo, ecco qua.

