Ven. Dic 12th, 2025
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Una penna si sveglia a mezzogiorno tutta scazzata, reduce da una notte insonne, e decide che è il momento di deformare la realtà che la circonda. È una penna che non vuol sentir ragioni, dice le cose che non puoi dire davanti a tutti.
Quadretti ospita ciò che le passa per la testa, anzi soprattutto per lo stomaco. In questa rubrica si sorriderà, si storcerà il naso, si lavorerà d’immaginazione. Tutto questo in letture che vi ruberanno sì e no un paio di minuti. Pronti?

Ma come puoi pensare che tutto ciò che scrivo mi sia accaduto realmente? Tu, esegeta di ogni epoca, tu, ermeneuta internauta del piffero, hai per forza necessità di identificare una persona loquens, un alter ego, una maschera, dall’autore in persona – proprio lui/lei! – che parla dei propri patemi. Io scrivo e sono automaticamente un demiurgo, e questo basta. Io posso scrivere che mi sono sposata tre volte, ho convissuto con un pavone e un licantropo, mi sono tatuata uno scarafaggio sulla pancia e sono allergica al limone, ho avuto un nonno partigiano e ho lavorato come parrucchiera per due anni, ho mangiato un gelato a Polignano e un piatto di cozze in Emilia Romagna ma non deve importarti se tutto questo l’ho vissuto sulla mia pelle oppure me lo sono inventato di sana pianta! Che te ne frega? Tu stai conoscendo la mia penna, non me che scrivo. È una parte di me, un prolungamento del mio essere o un dimezzamento della mia persona o un’escrescenza che sporge dalle mie dita delle mani o dei piedi, per renderlo più grottesco. È qualcosa che eccede e che ha bisogno di essere depositato da qualche parte, e io lo spiaccico su una pagina bianca, qualcun altro lo sputa in un microfono, un altro ancora se lo tiene tutto per sé. Te le devo spiegare io queste cose, eh? D’accordo, adesso te lo dico se insisti così tanto, ho fatto un giro in mongolfiera, ecco, non so nemmeno perché lo stia venendo a dire proprio a te. Ecco, ci sei cascato in pieno anche stavolta, mi sono inventata tutto. Sei proprio presuntuosa/presuntuoso/presuntuos*/presuntuos!/presuntuos? a pensare di potermi conoscere attraverso la lettura di una poesia scritta appositamente per prenderti in giro e dunque farti credere di potermi conoscere attraverso la lettura di una poesia scritta appositamente per prenderti in giro e dunque farti credere di potermi conoscere attraverso la lettura di una poesia scritta appositamente per prenderti in giro.

di Rossella Liotine

Laureata in Lettere Classiche e studentessa di Italianistica e Culture letterarie europee, appassionata di scrittura creativa, etimologia, letteratura.

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