Una penna si sveglia a mezzogiorno tutta scazzata, reduce da una notte insonne, e decide che è il momento di deformare la realtà che la circonda. È una penna che non vuol sentir ragioni, dice le cose che non puoi dire davanti a tutti.
Quadretti ospita ciò che le passa per la testa, anzi soprattutto per lo stomaco. In questa rubrica si sorriderà, si storcerà il naso, si lavorerà d’immaginazione. Tutto questo in letture che vi ruberanno sì e no un paio di minuti. Pronti?
No, non puoi non averlo visto! Non ci posso credere. Non puoi dire che ti piace il cinema e non aver visto questo. Assurdo. “Coso” è un capolavoro, anzi il capolavoro. Coso, coso, coso, coso, coso. “Coso” non è l’esordio, ecco lì il regista Tale era appunto all’esordio. “Coso” è una pietra miliare della storia del cinema, ah ma non l’hai visto? No vabbè non è possibile. Io ho visto “Coso” e mi sono innamorato del regista Tale. Coso, coso, coso, coso, coso. E Tale, ne vogliamo parlare? Tale di qua, Tale di là, Tale ha fatto questo e pure quest’altro, pensa te! Un genio. Genio indiscusso, Tale. E tu non lo conoscevi! Ecco, adesso grazie a me ti farai una cultura su “Coso” e Tale. No, non ringraziarmi, figurati! Tanto poi se lo vedi e vuoi riparlarne per avere un confronto dialettico, esprimere il tuo parere critico in merito o promuovere la tua personale chiave di lettura, io non ti cagherò di striscio!
Questo era l’intellettuale cinefilo bohémien che è andato alla Corte Costituzionale del Cinema e ha stabilito, col consenso collegiale, quali film è strettamente necessario che tu abbia visto per poter dire che ti piace guardare film. Non gli interessa scambiarsi consigli su film da vedere, ma spiattellarti davanti alla sua birra rossa riferimenti che – evidentemente – non puoi cogliere, se non hai visto la pellicola di cui sta parlando da oltre mezz’ora. Concluso il suo monologo, tutto soddisfatto, riprende serenamente ad ignorarti. Non riesce a reggere lo sguardo, cerca vie di fuga. O inizia a smanettare in preda a un’iperdigitazione sullo smartphone, perché tutti lo cercano, è molto richiesto, tant’è che ha venti chat con il visualizzato senza risposta e ne va fiero, oppure ci prova a guardarti negli occhi, ci prova ma non ce la fa proprio, a una certa lo sguardo si abbassa proprio all’altezza del tuo petto. Che sia décolleté, dolcevita, golfino della nonna, lui si sente in dovere di controllare che le tette stiano sempre ferme lì. Ed è convinto che tu non ti accorga del suo scrutare, tutta presa dai tuoi discorsi sul consumismo e sulla società performativa. Caro mio, ti ringrazio per la premura, ma ti assicuro che queste qui non si afflosciano. Abbassa lo sguardo un po’ di più e rivolgilo al tuo, di corpo, forse è lì che c’hai da controllare. Fammi sapere!

