Una penna si sveglia a mezzogiorno tutta scazzata, reduce da una notte insonne, e decide che è il momento di deformare la realtà che la circonda. È una penna che non vuol sentir ragioni, dice le cose che non puoi dire davanti a tutti.
Quadretti ospita ciò che le passa per la testa, anzi soprattutto per lo stomaco. In questa rubrica si sorriderà, si storcerà il naso, si lavorerà d’immaginazione. Tutto questo in letture che vi ruberanno sì e no un paio di minuti. Pronti?
Il ricordo è vivido, di quel languore estivo per te. Le blatte scorrazzanti sul selciato e il profumo di mandorle dolci della tua pelle, mescolato al tanfo rancido del sudore dei primi caldi, di quelle sere di giugno appiccicose che s’insinuano importune tra le cosce, che per ore sfregano e sfregano sotto le gonne variopinte corte il giusto. Le sere in cui durante uno scambio fugace di sguardi interessati, fianco a fianco mentre camminiamo per la strada, incontriamo passanti tutti presi dal loro gelato, incapaci di conversare finché non lo mettono a bada, il loro cono, solcato da voluttuose acrobazie anatomiche. E per quel secondo in cui ci passiamo accanto, attenti attenti a non sfiorarli, ecco che lo spettacolo visivo si arricchisce anche dell’immancabile elemento sonoro, una fantasia di risucchi, schiocchi, sgranocchi variamente combinati e modulati. La mia risata isterica fin troppo fragorosa e subitanea ti sorprende. Non so se sarai pronto ad andare a cena con me.

