Ad un “In bocca a lupo!“, si risponde “Crepi il lupo” o “Viva il lupo“? Non vale rispondere “grazie” per evitare il problema. Ma da dove nasce questo monito di buon auspicio?
L’espressione italiana “In bocca al lupo!” è comunemente usata per augurare buona fortuna, in particolare prima di una prova difficile. Secondo l’Accademia della Crusca, la sua origine risale al gergo dei cacciatori e ha una funzione apotropaica, cioè è usata per scongiurare la sfortuna usando formule che evocano il pericolo: augurare “di finire nella bocca del lupo” (un’immagine forte e pericolosa) serve in realtà a esorcizzare quell’avversità.
Secondo fonti etimologiche, come il Dizionario etimologico della lingua italiana di Cortelazzo e Zolli e altre opere storiche, questa formula era una antifrasi: si augurava un’immagine ostile per ottenere l’effetto opposto, cioè protezione contro il pericolo.
Il lupo, nella cultura popolare europea, ha sempre ricoperto un ruolo simbolico ambivalente: da un lato figura feroce e minacciosa (nei miti, nelle favole, nelle leggende), dall’altro animale potente e selvatico carico di significati profondi. Alcune interpretazioni alternative evocano anche l’immagine della lupa che protegge i cuccioli portandoli nella bocca, oppure la Lupa di Roma che protegge Romolo e Remo con le sue fauci, ma questa spiegazione è più moderna e non ha un consenso unanime tra gli studiosi.
Tradizionalmente, alla frase “In bocca al lupo!” si risponde “Crepi!” o “Crepi il lupo!”, ovvero “che il lupo muoia”. Questo tipo di risposta ha radici scaramantiche: la parola “crepare” (morire, scoppiare) è usata per “neutralizzare” simbolicamente il pericolo evocato inizialmente. Questa risposta rispecchia il potere “magico” attribuito alla parola, tipico di antiche credenze: nominare l’animale pericoloso per augurare il suo esito avverso equivale a farlo sparire come minaccia. Divenne poi uso nel gergo dei cacciatori per augurarsi una buona fortuna nella caccia e nella sopravvivenza. Non è infatti un caso notare che la scelta del “lupo” come animale per l’espressione sia stato proprio un essere che incarna il male e la fame: si guardino storie come Cappuccetto Rosso, i Tre Porcellini, il Lupo e i Sette Capretti, Il Lupo e l’Agnello o anche il racconto dove Francesco d’Assisi ammansisce. Da qui poi la nascita di altre espressioni come “Il Lupo perde il pelo, ma non il vizio“, “Gridare a lupo a lupo!“, “Avere una fame da lupi” o ancora “Esserci un tempo da lupi“.
Negli ultimi anni, tuttavia, è diventata popolare anche un’alternativa più animalista: “Viva il lupo!”. Questa risposta rovescia l’antica antifrasi e celebra il lupo anziché desiderarne la morte. Inoltre, riflette una maggiore sensibilità ambientale e simbolica nei confronti dell’animale, reinterpretato non più solo come nemico ma anche come figura potente, simbolo di libertà e resilienza.
In conclusione, l’uso di “Viva il lupo!” o “Crepi il Lupo” mostra come i modi di dire evolvano con il tempo, rispecchiando mutamenti culturali e valoriali. E tu? Come rispondi?
Fonti:
- Accademia della Crusca
- Almanacco dell’orrore popolare, F. Camilleri e F. Foni

