Ven. Dic 12th, 2025

Viva il Lupo o Crepi il lupo? Evoluzione storica di un’espressione comune

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Ad un “In bocca a lupo!“, si risponde “Crepi il lupo” o “Viva il lupo“? Non vale rispondere “grazie” per evitare il problema. Ma da dove nasce questo monito di buon auspicio?

L’espressione italiana “In bocca al lupo!” è comunemente usata per augurare buona fortuna, in particolare prima di una prova difficile. Secondo l’Accademia della Crusca, la sua origine risale al gergo dei cacciatori e ha una funzione apotropaica, cioè è usata per scongiurare la sfortuna usando formule che evocano il pericolo: augurare “di finire nella bocca del lupo” (un’immagine forte e pericolosa) serve in realtà a esorcizzare quell’avversità.

Secondo fonti etimologiche, come il Dizionario etimologico della lingua italiana di Cortelazzo e Zolli e altre opere storiche, questa formula era una antifrasi: si augurava un’immagine ostile per ottenere l’effetto opposto, cioè protezione contro il pericolo.

Il lupo, nella cultura popolare europea, ha sempre ricoperto un ruolo simbolico ambivalente: da un lato figura feroce e minacciosa (nei miti, nelle favole, nelle leggende), dall’altro animale potente e selvatico carico di significati profondi. Alcune interpretazioni alternative evocano anche l’immagine della lupa che protegge i cuccioli portandoli nella bocca, oppure la Lupa di Roma che protegge Romolo e Remo con le sue fauci, ma questa spiegazione è più moderna e non ha un consenso unanime tra gli studiosi.

Tradizionalmente, alla frase “In bocca al lupo!” si risponde “Crepi!” o “Crepi il lupo!”, ovvero “che il lupo muoia”. Questo tipo di risposta ha radici scaramantiche: la parola “crepare” (morire, scoppiare) è usata per “neutralizzare” simbolicamente il pericolo evocato inizialmente. Questa risposta rispecchia il potere “magico” attribuito alla parola, tipico di antiche credenze: nominare l’animale pericoloso per augurare il suo esito avverso equivale a farlo sparire come minaccia. Divenne poi uso nel gergo dei cacciatori per augurarsi una buona fortuna nella caccia e nella sopravvivenza. Non è infatti un caso notare che la scelta del “lupo” come animale per l’espressione sia stato proprio un essere che incarna il male e la fame: si guardino storie come Cappuccetto Rosso, i Tre Porcellini, il Lupo e i Sette Capretti, Il Lupo e l’Agnello o anche il racconto dove Francesco d’Assisi ammansisce. Da qui poi la nascita di altre espressioni come “Il Lupo perde il pelo, ma non il vizio“, “Gridare a lupo a lupo!“, “Avere una fame da lupi” o ancora “Esserci un tempo da lupi“.

Negli ultimi anni, tuttavia, è diventata popolare anche un’alternativa più animalista: “Viva il lupo!”. Questa risposta rovescia l’antica antifrasi e celebra il lupo anziché desiderarne la morte. Inoltre, riflette una maggiore sensibilità ambientale e simbolica nei confronti dell’animale, reinterpretato non più solo come nemico ma anche come figura potente, simbolo di libertà e resilienza.

In conclusione, l’uso di “Viva il lupo!” o “Crepi il Lupo” mostra come i modi di dire evolvano con il tempo, rispecchiando mutamenti culturali e valoriali. E tu? Come rispondi?

Fonti:

  • Accademia della Crusca
  • Almanacco dell’orrore popolare, F. Camilleri e F. Foni

di Mattia Carlucci

Sono uno studente di Storia dell'Arte presso l'Università di Lecce, con laurea in DAMS. Ho la grande passione per le civiltà antiche, in particolare per l'Antica Grecia. Scrivo articoli per Metasud su storie mitologiche, aneddoti storici, opere d'arte ed interviste a giovani ragazzi del Sud. Gestisco anche un canale Youtube chiamato "La Landa del Sole" dove parlo di giochi di ruolo e mondi fantasy. Credo fermamente nel progetto editoriale.

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