Per decenni il videogioco è stato considerato l’industria culturale più resistente in assoluto: capace di attraversare crisi economiche, mutamenti tecnologici, guerre commerciali e trasformazioni sociali senza mai arrestare la propria crescita. Si tratta di un settore che non solo ha superato cinema, televisione ed editoria in termini di fatturato, ma che ha anticipato e spesso guidato le grandi innovazioni del nostro tempo, dalle GPU all’intelligenza artificiale, passando per la grafica 3D e i display tattili.
Eppure, qualcosa si è incrinato.
Dopo il boom straordinario legato alla pandemia, il videogioco sembra aver improvvisamente rallentato.
È più una sospensione che una crisi improvvisa: come se qualcuno avesse premuto “pausa” su un’industria che pareva inarrestabile.
È questo il punto di partenza del libro “Tasto Pausa” del giornalista e scrittore Luca Tremolada, che analizza le metamorfosi di uno dei mercati più creativi del pianeta nel momento in cui rischia di diventare un’industria come le altre.
Il libro osserva il videogioco dal punto di vista di chi lo pratica nella quotidianità: non il professionista degli e-sport, né il creator che gioca in streaming, ma il giocatore “strutturato”, adulto, con un lavoro e responsabilità, che continua a ritagliare tempo per giocare perché il videogioco è ormai parte del suo linguaggio culturale.
Dalla generazione X in poi, giocare è diventato un gesto normale, trasversale, integrato nella vita di chi è cresciuto tra consolle domestiche, PC e smartphone.
Tremolada mostra come, in meno di sessant’anni, il videogioco sia diventato una seconda lingua collettiva, un codice sociale capace di influenzare cinema, televisione, arti visive e modelli economici. Proprio per questo, la sua attuale fragilità è un segnale da non sottovalutare. La concentrazione del mercato, i nuovi modelli di business e l’ingresso sempre più pervasivo dell’intelligenza artificiale stanno ridefinendo l’ecosistema videoludico.
Secondo Tremolada il settore sta attraversando una fase di normalizzazione forzata: una perdita di biodiversità creativa che rischia di soffocare l’innovazione che lo ha reso unico. Capire chi o cosa abbia premuto il “tasto pausa” significa analizzare non tecnologia, il potere economico, le piattaforme, i flussi di capitale e le dinamiche culturali che regolano oggi l’intrattenimento digitale.

