Dom. Lug 21st, 2024

Sisifo, l’uomo che ingannò la morte

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Un tempo, nell’antica città di Corinto, regnava Sisifo. Era forse l’uomo più intelligente del suo tempo, riconosciuto per la sua astuzia tagliente. Tuttavia, non il più saggio. Egli discendeva dalla stirpe di Prometeo, il titano che portò il fuoco agli uomini, e, proprio come il suo predecessore, si sarebbe presto intromesso negativamente negli affari degli dei. Fu testimone del rapimento della bella Egina, da parte di Zeus sotto forma di aquila. La fanciulla era figlia di Asopo, un dio del fiume che abitava vicino Corinto. Approfittando del suo acume, Sisifo convinse il dio a creare una fonte di acqua purissima per rifornire la città che soffriva di una grave carestia. In cambio, egli avrebbe rivelato informazioni sul rapimento della figlia. E così fu.

Zeus divenne furibondo ed inviò Thanatos, il dio della morte, a sbarazzarsi di re Sisifo come castigo divino. Ma il sovrano sapeva che il padre degli dei si sarebbe di certo adirato. Dunque si preparò ad accogliere chiunque avesse inviato alla sua dimora. Thanatos si presentò pacificamente nelle stanze provate del re, con l’obiettivo di condurre Sisifo nell’Ade. Tuttavia venne presto persuaso. Sisifo organizzò un discorso articolato, in maniera da omaggiare il dio in tutti i suoi lati divini. Gli diede persino in offerta dei gioielli preziosi, simili a dei braccialetti ed un collare. In realtà questi erano manette, collegate ad una fitta trama di catene in ferro, che intrappolarono Thanatos nella stanza reale di Sisifo non appena le ebbe indossate. Il re corinzio aveva osato fare ciò che sinora sembrava impossibile: ingannato ed evitato la morte.

Il tempo passava e nessuno moriva più. I fiumi dell’oltretomba non accoglievano più anime mortali. Caronte remava nelle acque dello Stige in solitudine, e la tensione saliva fra gli dei. Tutto questo continuò fino a quando Ares non decise di intervenire in prima persona. Dato che le guerre non lo divertivano più, si prese la briga di cercare uno dei suoi amici più cari tutto da solo. Trovato Thanatos, Ares distrusse la porta d’accesso e le catene che bloccavano il dio della morte, che questa volta non avrebbe ceduto a dalle banali avances. Sisifo però era cosciente che prima o poi sarebbe accaduto, e aveva già organizzato un secondo piano per sfuggire ancora alle Morte. Aveva ordinato a sua moglie di non eseguire i riti funebri nel caso fosse morte di lì a poco. E così successe. Sisifo raggiunse Ade in persona nel suo regno. Il dio era sconcertato sul perché il corinzio avesse cercato la fuga dal suo destino. Il sovrano recitò un elogio al dio e soprattutto delle scuse ben architettate nei suoi confronti. Chiese infine un solo favore: tornare in vita per un giorno per far eseguire alla sua sciagurata moglie i riti funebri. Ade acconsentì un singolo giorno di libertà, che Sisifo utilizzò per fuggire da Corinto a cavallo con la moglie. Si godette tanti altri anni di vita sino alla sua inevitabile fine. Morto di vecchiaia, Thanatos lo prelevò e lo riconsegnò ad Ade, che stavolta non fu così misericordioso e accondiscendente. Lo gettò nel Tartaro, senza esitazione, con una terribile tortura: Sisifo sarebbe stato costretto a spingere un masso enorme sulla cima di un monte e, proprio quando sarebbe giunto alla fine della scalata, il masso sarebbe rotolato di nuovo a valle, per l’eternità.

Il mito di Sisifo insegna che ingannare i propri problemi, credendo di aggirarli furbescamente, non è la soluzione congeniale atta a risolverli. Scegliere la strada più semplice e comoda, non equivale quasi mai al raggiungimento dei traguardi di vita e obiettivi personali. La perseveranza sconfigge sempre la comfort-zone.

di Mattia Carlucci

Sono uno studente del DAMS di Lecce e ho la grande passione per le civiltà antiche. Scrivo articoli per Metasud su diverse storie mitologiche, aneddoti storici ed interviste a giovani ragazzi del Sud. Gestisco anche un canale Youtube chiamato "La Landa del Sole" dove parlo di giochi di ruolo e mondi fantasy. Credo fermamente nel progetto editoriale e spero che il mio amore per la scrittura sia un valido alleato alla causa.

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