Dom. Lug 21st, 2024
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Ade, dio dell’oltretomba, il suo nome significa “colui che si cela” ovvero “invisibile”, indica in generale anche il regno oscuro dei morti. Fratello di Poseidone, dio delle acque, e di Zeus, dio del cielo e della terra, è la divinità più temuta, l’unico a non risiedere nell’Olimpo, ma nelle viscere della terra.
Secondo la mitologia greca antica egli è rappresentato come un uomo maturo, canuto e tenebroso, seduto su un trono e con in mano uno scettro, una lancia a due punte, o anche una cornucopia ricolma delle ricchezze minerali del sottosuolo. Sulla sua testa spicca un elmo che gli donava il potere dell’invisibilità. Per i romani egli prenderà il nome di Plutone, ovvero “colui che distribuisce ricchezze”, per indicare la protezione sia della fecondità della terra coltivabile, sia delle ricchezze celate nella profondità della terra.

Il mito narra che Ade si innamorò profondamente di Persefone, figlia di Demetra, dea della natura e dell’agricoltura, e che la trascinò nel suo regno sotterraneo attraverso un rapimento avvenuto mentre la ragazza raccoglieva dei fiori in un campo. Demetra si infuriò e minacciò di compromettere la fertilità dei raccolti e di provocare carestie, a quel punto attraverso la mediazione di Zeus ed Ermes, Ade accettò di liberare Persefone, ma con la promessa che la ragazza non avrebbe dovuto mangiare il cibo del regno degli Inferi. Persefone, affamata, accettò dei chicchi di melograno forniti dallo stesso Ade, allo scopo di ingannarla e di trattenerla a sé, così rimase nelle viscere della terra. L’ira ancor più funesta di Demetra scatenò una terribile carestia, ancora una volta Zeus arrivò ad un accordo con Ade, secondo il quale Persefone sarebbe rimasta nell’Oltretomba solo nei mesi pari ai chicchi di melograno mangiati, i restanti mesi dell’anno, quelli estivi, sarebbe riemersa per trascorrere del tempo con sua madre. Ade accettò, ma la sposò, prima testimonianza di matrimonio forzato nella storia dell’umanità.

Al dio dell’Oltretomba non si attribuiscono molti culti, poiché era molto temuto, tale da non essere consigliabile dover pronunciare il suo nome, ma diversi sono i sacrifici notturni e clandestini ad egli invocati. Si accompagnava al celebre Cerbero, cane a tre teste, feroce, che accoglieva le anime dei defunti che fossero riuscite a traghettare i fiumi Stige e Acheronte dopo aver pagato la traversata con un obolo, messo nella loro bocca dai parenti. Coloro che non ricevevano questo tipo di offerta funebre erano destinati ad errare per l’eternità.

La morte era l’ineluttabile per i greci, un processo naturale con cui si concludeva la vita terrena, ovvero quando le Parche, tre sorelle, tagliavano i fili dell’esistenza, le anime dopo essersi separate dal corpo, bevevano l’acqua del fiume Lete e raggiungevano l’oblio. Nessuno poteva riemergere dall’Oltretomba. Ade, dio dell’inesorabilità e dell’ineluttabiltà.

di Annachiara Borsci

Annachiara Borsci è docente di Filosofia e Storia al Liceo "Moscati" di Grottaglie (TA). Dopo la Laurea in Filosofia, conseguita all'Unisalento di Lecce nel 2004, ha proseguito gli studi conseguendo nel 2009 il Dottorato di ricerca in discipline storico- filosofiche presso la stessa Università di Lecce sul pensiero di Hannah Arendt dal titolo "Il problema del male e la rifondazione della politica".

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2 commento su “Ade, dio degli inferi”

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