Dom. Lug 21st, 2024
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“Articolo 36” è una rubrica dedicata alla spiegazione dei diritti dei lavoratori, con l’obiettivo di garantire una compiuta e organica comprensione di tutti i processi che regolano la posizione dei lavoratori subordinati. In questo primo articolo ci occupiamo di cosa sia il diritto del lavoro.

Il diritto del lavoro è il complesso di norme che disciplinano il rapporto di lavoro allo scopo di tutelare l’uomo che lavora per evitarne lo sfruttamento. La relazione giuridica tra il datore di lavoro e il lavoratore, oggetto di studio del diritto del lavoro, trova la sua fonte in un contratto che non si esprime su di un terreno di parità contrattuale e, di conseguenza, deroga al principio di diritto comune della parità formale dei contraenti, collocandosi in una posizione di specialità.

L’INFERIORITÁ CONTRATTUALE DEL LAVORATORE – La condizione di inferiorità contrattuale in cui versa il lavoratore nel momento in cui deve trattare condizioni e termini della sua assunzione con il datore di lavoro è collegata principalmente alla situazione per cui il suo stipendio rappresenta fonte esclusiva, o quasi, per il suo sostentamento. Il lavoratore si trova, infatti, nella necessità di dover trovare un lavoro retribuito, al contrario del datore di lavoro il quale ha la possibilità di scegliere all’interno di un mercato altamente concorrenziale.

La debolezza del lavoratore non si ha solo nella fase costitutiva del rapporto di lavoro ma si protrae anche nel corso dello svolgimento di esso, stante il potere direttivo e disciplinare di cui è dotato il datore di lavoro.

LA DISCIPLINA NORMATIVA A TUTELA DEL LAVORATORE – La presa di coscienza della situazione oggettivamente passiva del lavoratore ha comportato la necessità di predisporre norme imperative a favore del lavoratore in tema di (a titolo esemplificativo) retribuzione, orario di lavoro, riposo settimanale, congedo matrimoniale, maternità/paternità, ferie e festività, malattie professionali e infortuni sul lavoro, sicurezza sul lavoro, licenziamento, attività sindacale e parità di genere.

L’odierna struttura delle garanzie dei lavoratori è il prodotto di un percorso che ha visto una progressiva conquista di tali diritti, il cui momento più significativo è rappresentato dalla Costituzione repubblicana del 1948. In tale momento, con la sostituzione della visione corporativistica dello stato fascista con quella democratica e sociale, inizia la fase della c.d. costituzionalizzazione del diritto del lavoro, la quale mira non più soltanto a bilanciare lo squilibrio contrattuale, ma anche di tutelare la libertà e la dignità sociale del lavoratore.

Il forte peso del lavoro operaio e l’alto tasso di sindacalizzazione hanno consentito, negli anni ’60/’70, una tutela privilegiata degli interessi dei lavoratori e, gradualmente, si è andata costituendo una disciplina inderogabile, fortemente limitativa dei poteri del datore di lavoro. Le manifestazioni più significative di questa evoluzione sono rappresentate dalla Legge 1124/1965 in materia di infortuni e malattie professionali, dalla Legge 903/’65 in materia pensionistica, dalla Legge 604/’66 in materia di licenziamenti e dalla Legge 300/’70 (c.d. Statuto dei Lavoratori) che fu approvato a seguito delle agitazioni sociali e delle lotte sindacali, verificatesi durante il cosiddetto Autunno caldo, della fine degli anni sessanta con il conseguente consolidamento del ruolo del sindacato e l’ampliamento e rafforzamento dei diritti individuali del lavoratore arrivando a porre forti limitazioni all’esercizio dei poteri datoriali.

Le riforme del XXI secolo, infine, sono caratterizzate dallo ratio di adeguare l’impianto protettivo e garantista al mutato contesto in cui si svolge la relazione giuridica tra datore di lavoro e lavoratore, caratterizzato dalla presenza di impianti robotizzati e, in alternativa al tradizionale lavoro subordinato, da nuove modalità di procacciarsi le prestazioni lavorative, ponendo una maggiore esigenza di flessibilità, da parte delle imprese, nella gestione della risorsa “lavoro.”

Tale esigenza ha comportato un notevole aumento delle diverse forme dei contratti di lavoro, che possono essere molto dissimili dal modello tradizionale del contratto di lavoro a tempo indeterminato, e ha generato insicurezza sia per ciò che riguarda il tema della sicurezza dell’occupazione e del reddito sia per ciò che concerne la stabilità attinente alle condizioni di lavoro e di vita che vi sono connesse.

di Antonio Graps

Laureato in giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” nel 2020. Nel 2023 consegue il master in “Diritto del Lavoro, HR e contenzioso sindacale, Gestione delle risorse umane e contezioso.” Nel 2024 ottiene l’abilitazione all’esercizio della professione forense.

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