Dom. Lug 21st, 2024
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“Chiedilo a MetaSud” è una rubrica di dialogo con i lettori. Ha il fine di fornire delle interpretazioni chiare e divulgative su argomenti specifici a richiesta dei lettori. In questo secondo articolo, rispondiamo alla domanda di un lettore che ci chiede: cosa sono i btp?

I btp (buoni poliennali del tesoro) sono delle obbligazioni emesse dallo Stato italiano per potersi finanziare. I finanziatori sottoscrivono questo contratto poiché durante la sua durata avranno diritto alle cedole relative agli interessi, calcolate in base alla frequenza con cui queste vengono pagate, al capitale investito e al tasso di interesse riconosciuto.

Il tasso di interesse riconosciuto non è casuale: deve essere congruo al tasso di mercato vigente e al rischio che i sottoscrittori corrono. Se quest’ultimo punto non fosse riconosciuto, gli investitori, poiché esseri razionali, virerebbero i loro investimenti presso obbligazioni che riconoscono lo stesso interesse, ma che espongono meno al rischio di credito, cioè alla possibilità di non riottenere il capitale prestato.

Il tema delle obbligazioni statali è di vitale importanza e centrale nel dibattito politico: l’aumento del debito pubblico può indurre uno Stato al default o a politiche di risanamento, che consistono nell’ottenere un avanzo di bilancio, inteso come differenza tra le entrate e le uscite, nei vari esercizi per poter diminuire nel tempo il deficit.

È un tema molto delicato poiché è il mercato a giudicare la solvibilità di uno Stato o, in generale, la sua credibilità: un rapporto debito/PIL molto alto come quello italiano è deleterio per la fiducia degli investitori. Vi è da fare, però, un’analisi molto più ampia per poter giudicare la stabilità di uno Stato: uno studio delle prospettive di crescita e di produzione potrebbe essere uno strumento importante. In merito a ciò, vi sono specifiche agenzie, dette di “rating”, che attuano un’analisi e riconoscono dei giudizi.

In virtù di tutto questo, per rendere ancora più appetibili i propri titoli agli occhi dei finanziatori italiani, provando a mantenere all’interno del nostro territorio le cedole riconosciute, il Ministero dell’Economia permette un’aliquota del 12,5% sulle plusvalenze e sulle cedole ottenute, minore della principale aliquota presente per i prodotti finanziari (26%). Recentemente, per spingere ancora di più gli investitori ad accaparrarsi questi titoli, è stato riconosciuto un bonus fedeltà: se il titolo è mantenuto in portafoglio dalla sua emissione alla sua scadenza e gli importi investiti in btp per un ammontare massimo di 50.000 euro, questi non vengono considerati nella dichiarazione ISEE.

Che possano essere titoli azionari o obbligazionari, il consiglio è di rivolgersi sempre a dei professionisti che possano aiutare ad analizzare gli strumenti più adatti alla propria situazione economica e patrimoniale.

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