Dom. Lug 21st, 2024

Donne e mimose: Ipazia e il coraggio di ribellarsi

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Della matematica, astronoma e filosofa Ipazia di Alessandria (nata intorno al 360 d.C.) non c’è praticamente traccia nei manuali di filosofia (1), nonostante rappresenti, insieme a Socrate e Giordano Bruno, un simbolo del martirio per la libertà di pensiero, ma anche dell’emancipazione femminile (2).
Ipazia visse ad Alessandria che dal II secolo a.C. si ritrovò ad essere un importante luogo di cultura in cui si studiavano diverse discipline e la stessa Ipazia (3), grazie anche agli insegnamenti del padre Teone, direttore del centro culturale della città, fu avviata agli studi scientifici e non solo.

Donna davvero geniale, profondamente colta grazie alle molteplici conoscenze in ogni ambito, da quello scientifico a quello filosofico, Ipazia studiò in particolare gli astri fino a migliorare l’astrolabio, lo strumento che calcolava la posizione dei pianeti e delle stelle (4). Ma Ipazia dovette fare i conti con le ambizioni di potere del patriarca della città, Cirillo, che decise di eliminarla perché Ipazia, con le sue idee scientifiche e rivoluzionarie così in contrapposizione con il cristianesimo, rappresentò un vero e proprio ostacolo alla realizzazione del suo progetto di trasformare Alessandria in un principato del vescovo. Ma soprattutto era la fama della pensatrice pagana ad oscurare le sue ambizioni di potere.

Per la magnifica libertà di parola e di azione che le veniva dalla sua cultura, accedeva in modo assennato anche al cospetto dei capi della città e non era motivo di vergogna per lei lo stare in mezzo agli uomini: infatti, a causa della sua straordinaria saggezza, tutti la rispettavano profondamente e provavano verso di lei un timore reverenziale

(Socrate Scolastico, cit., VII, 15)

La conoscenza, soprattutto quella fuori dai canoni, disturba non poco chi detiene il potere dal momento che si preferisce l’ignoranza del popolo per poterlo dominare. Se poi l’amore per il sapere appartiene ad una donna, questo rappresenta un vero e proprio atto di ribellione.
Ipazia venne uccisa, arsa viva da una folla di cristiani esaltati fomentati da Cirillo, affinché non potesse più trasmettere il suo sapere, le sue intuizioni riguardo all’importanza della matematica e della geometria per lo studio delle stelle e degli astri, poiché le sue certezze che riguardavano i limiti del sistema aristotelico tolemaico rappresentavano davvero un pericolo.

Ipazia fu vittima del fanatismo religioso, ma anche dei giochi di potere maschili. Una pensatrice e un’insegnante scomoda le cui parole possano essere di invito per le nuove generazioni: «Difendi il tuo diritto di pensare, perché anche pensare in modo sbagliato è meglio che non pensare»
…soprattutto oggi.                                                    


Note:
(1) Ad oggi solo Il manuale Prima filosofare (di M.Saudino, D.Gorgone, L.G.Moliterno e S.Tancredi editore Laterza) dedica un ampio capitolo a Ipazia d’Alessandria.
(2) Ribellarsi con Filosofia (di Matteo Saudino, editore Vallardi).
(3 e 4) Prima filosofare, vol.1 pag.465, editore Laterza.

di Pia Maggi

Laureata in Pedagogia nel 1988 e docente di storia e filosofia presso il Liceo Moscati di Grottaglie.

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