Ven. Dic 12th, 2025
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Quanti di voi, fra un sorso di caffè e un “occhio di Santa Lucia” [nda. tipico dolce pugliese], hanno sentito parlare del malocchio? È probabile che una zia particolarmente sfortunata abbia incolpato questa fascinazione1 per la sua malasorte. Ebbene, cos’è questo famigerato e tanto chiacchierato malocchio?

Il malocchio è un tipo di fascinatura o affascino2 che affonda le sue radici nelle culture antiche. Come si deduce dal nome stesso, gli occhi sono il mezzo attraverso il quale questa forma di maleficio viene lanciata e assorbita. È probabile che a gettarlo sia uno iettatore, ma molto più comunemente è il prodotto energetico – consapevole o meno – di una persona invidiosa. Attenzione anche ai complimenti! Secondo la credenza popolare, quelli sinceri possono essere pericolosi almeno tanto quanto quelli disonesti. Alcuni dei sintomi più comuni sono emicranie continue, spossatezza, ansie immotivate e soprattutto sfortune di vario genere. Certo è che i sintomi del malocchio sono ben più lievi rispetto a quelli causati da altri tipi di malìe quali fatture e maledizioni.

La presenza del fascinum3 è già attestata nell’antica Roma e, a riprova del timore che incuteva nella popolazione, ci sono pervenute numerose testimonianze archeologiche di raffigurazioni apotropaiche, ossia volte a scacciare il male. Gli amuleti erano soliti rappresentare falli4 poiché, se indossati, avrebbero distolto lo sguardo del malfattore impedendogli di scagliare la sua maledizione.
Un racconto di Dumas5 tenta di spiegare il potere del fallo narrando la storia della nascita del dio apotropaico Priapo6, raffigurato col membro di grandi dimensioni in erezione. La sterile e invidiosa Giunone, scoperta l’unione fra Venere e Bacco, si finse una balia per assistere al parto della dea e scagliare una maledizione sul nascituro. Pronta all’azione funesta, vedendo il fallo del dio appena nato, ne fu talmente distratta da permettere a Bacco di accorrere in tempo per salvarlo.

Pur con qualche ingentilimento, la tradizione di proteggersi dagli influssi negativi del malocchio tramite amuleti si è conservata anche nella cultura moderna, basti pensare al corno napoletano.
Alcuni racconti popolari affermano che il corno apparterrebbe al diavolo e chi dovesse trovarlo gioverebbe della sua carica malefica, che non può essere contrastata da altre malìe. L’utilizzo del corno e dei gesti come la mano cornuta, la mano fica o il toccare ferro sono di gran lunga i metodi più comunemente impiegati dalla gente per allontanare l’oscura minaccia ma, qualora non fossero sufficienti e lo iettatore fosse in grado di colpire, si deve ricorrere ad un rituale ben codificato svolto tipicamente da un’anziana signora del paese. Il rituale presenta variazioni regionali o cambia addirittura di paese in paese, ma ciò che accomuna queste pratiche è l’utilizzo di elementi apparentemente poveri. Uno dei metodi più comuni è quello che si avvale di acqua e olio, attraverso il quale la guaritrice è in grado di diagnosticare la presenza del malocchio: se l’olio rimane sulla superficie dell’acqua senza mescolarsi, il malocchio è assente; se al contrario dovesse mescolarsi all’acqua – andando contro ogni principio chimico – allora l’affascino è presente7. A questo punto, la signora inizia a tracciare segni della croce sul piatto e a recitare preghiere segrete tramandate di madre in figlia la notte di Natale. Al termine del rituale il malcapitato dovrebbe sentirsi meglio.

Uno degli scongiuri riportati da Ernesto De Martino in Sud e magia8 recita così:

Chi t’ave affascinate?
L’uocchie, la mente e la mala la cattiva
chi t’adda sfascinà?
Lu Padre, lu Figliolo e lu Spirito Santo
.

“Chi ti ha affascinato?
L’occhio, la mente e la cattiva intenzione
Chi ti deve sfascinare?
Il Padre, il Figliolo e lo Spirito Santo.”

Alle tre azioni malefiche si contrappongono le tre forze sante che vinceranno sul male come previsto dall’escatologia cristiana. Inoltre, il numero tre è di fondamentale importanza poiché simboleggia la Trinità, infatti le orazioni vengono spesso ripetute tre volte per rafforzare l’efficacia del rituale.
All’occhio attento del lettore non sarà sfuggita la presenza di preghiere all’interno di pratiche profane, che rientrano nella magia popolare: si tratta di sincretismo. Si ricordi che la credenza nel potere dello sguardo e dell’intenzione è questione antica e di certo non sarebbe stata facilmente eradicata dalla nuova religione imperante, il Cristianesimo. Così, sebbene bollata dalla Chiesa come mera superstizione, la pratica del malocchio sopravvive mutando nel tempo e adeguandosi alle paure, alle credenze e necessità dell’uomo contemporaneo.

Presente in tutto il mondo, seppur con nomi diversi, il malocchio è dunque parte della nostra cultura, identità e memoria storica. Rievoca il tempo dei nostri nonni e l’umana necessità di sentirsi protetti in un ambiente percepito come pericoloso e ostile. Per questo, la prossima volta in cui vi ritroverete a parlare del malocchio con la zia sfortunata, ditele con affetto: «Non è vero ma… ci credo».


  1. E. de Martino, Sud e magia , Milano, 1982, p. 7: «Con questo termine si indica una condizione psichica di impedimento e di inibizione, e al tempo stesso un senso di dominazione, un essere agito da una forza altrettanto potente quanto occulta, che lascia senza margine l’autonomia della persona». ↩︎
  2. Forme dialettali del termine fascinazione. ↩︎
  3. Termine latino che significa malìa, incantesimo, maleficio, malocchio. Indica anche il membro virile. ↩︎
  4. A. Whitmore, Phallic Magic: A Cross Cultural Approach to Roman Phallic Small Finds in A.Parker, S. McKie, Material Approaches to Roman Magic: Occult Objects and Supernatural Substances (TRAC Themes in Roman Archaeology Book 2), Oxford, 2018, pp. 17-31. ↩︎
  5. A. Dumas, Le Corricolo Vol.2, Bruxelles, 1843 ↩︎
  6. Priapo, insieme ad altre divinità falliche come Ermes, veniva venerato non solo per propiziare la fertilità ma anche per scacciare il male. La testa e il fallo di Ermes venivano raffigurati nelle erme, statue a lui dedicate poste agli incroci per proteggere i viandanti. ↩︎
  7. A. Puca, Italian Witchcraft and Shamanism: The Tradition of Segnature, Indigenous and Trans-cultural Shamanic Traditions in Italy, Leiden, 2024, p. 110. ↩︎
  8. E. De Martino, Sud e magia, pp. 10-11. ↩︎

di Carmine Verna

Studente di conservatorio in Popular Music, indirizzo canto pop-rock. Da sempre appassionato di tradizioni popolari, religioni, magia e folklore.

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