Dom. Lug 21st, 2024
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Nel dare il titolo all’articolo che parla della mia città, la città dei due mari, la città di tantissimi, mi sono permesso di semicitare il Vate in persona. Questo perché Dante ha vissuto in un’epoca dove l’Italia era solamente un sogno e non una realtà, dove le enormi risorse della nostra penisola venivano sfruttate da altri senza che vi fosse un senso d’unione in grado di renderci forti; egli inoltre ha vissuto anche l’esperienza dolorosa dell’esilio dalla sua Firenze, di cui ha parlato ampiamente nelle sue opere. Quanta gente oggi al Sud, ed a Taranto in particolare, subisce un esilio forzato e silenzioso? Quanti devono abbandonare la loro terra ed i loro affetti sperando un giorno, forse, di poter fare ritorno?

Al contempo Taranto è serva oggi come lo era l’Italia medievale di allora, in primis nello spirito e da questo discende a cascata la totalità dei suoi mali. Sono i cittadini a non credere realmente in una possibilità di riscatto, assuefatti a livello generazionale da decenni di servitù, di statalismo, di abusi, di tirare a campare. E così le importantissime risorse del capoluogo jonico giacciono spesso inutilizzate, oppure finiscono preda dei vicini più organizzati e più lungimiranti nel portare avanti gli interessi dei loro territori limitrofi.

Ora, bisogna comprendere un discorso fondamentale: la rivoluzione è da sempre un qualcosa che si fa prima nelle teste delle persone, svegliando la coscienza della collettività, insinuando la consapevolezza che così non si può e non si deve andare avanti. Il fatto che Taranto sia ultima nella classifica statistica sulla qualità della vita in Italia è un fatto gravissimo, che viene però accolto con apatia dalla maggioranza della popolazione. La mentalità diffusa in tutti gli strati della stessa è quella del “ce m’ n’ futt’ a me”; come si può allora pensare di uscire da questo impasse?

La possibilità della salvezza è data dal fatto che ci sono tante realtà presenti sul territorio che lottano quotidianamente per ridonare dignità alla città, e questo io lo vedo ogni giorno. Una minoranza non troppo rumorosa, ma combattiva, che cresce a piccoli passi in mezzo a troppe difficoltà ed alla mancanza di sostegno: in questa minoranza sono contenute le speranze di una terra che sogna un riscatto da sempre, ma che ancora non è sufficientemente motivata da agire in maniera tale da andare a prenderlo; e dire che non ci vorrebbe nemmeno poi troppo, in verità.

Infatti ad esempio il potenziale a livello turistico c’è ed è enorme, ma solo recentemente si è cominciata a grattare la superficie con dei primi passi – comunque meritori – che vanno in questo senso. Al contempo però manca quasi tutto: la cultura dell’accoglienza, la logistica, la valorizzazione dei beni storici e culturali come del paesaggio. Vi sono tante eccellenze che si potrebbero portare ad altissimi livelli, come già accaduto nel caso del Museo Archeologico: ma la spinta non può provenire solo dall’esterno, dobbiamo essere noi ad occuparci di noi e solo noi possiamo cambiare il nostro destino. A partire da oggi, con l’eroismo dei piccoli gesti quotidiani, cercando di far diventare giorno per giorno la minoranza una maggioranza.

Svegliati Taranto, perché farlo un giorno indefinito nel futuro potrebbe dire farlo troppo tardi! Ed è soprattutto dai giovani qui rimasti, che sono ancora tanti seppur spesso purtroppo invisibili, che deve partire il riscatto tramite l’unione d’intenti ed un senso civico rinnovato che possano restituirci finalmente il ruolo di prestigio che meritiamo nel Mediterraneo e nel mondo. Ricordiamoci della nostra storia millenaria per applicarne gli insegnamenti al presente, senza nostalgia per la gloria perduta, ma guardando alle possibilità di gloria che il domani ci può offrire in ogni ambito!

di Francesco Merico

Scrivo di Filosofia, Storia, Arte, Politica, Sport, Attualità. Mi sta a cuore il futuro del mio Territorio, del Meridione e della nostra povera Patria.

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